L'ARIA
SALATA di Diego Borgazzi Oltre ad essere specificatamente il titolo del film in questione, nell’esordio al lungometraggio del già apprezzato documentarista Alessandro Angelini, L’aria salata è anche l’elemento residuale che, avvallato da due speculari - ma di segno differente - sequenze aventi per “oggetto” il profilo silenzioso del mare, racchiude e delimita il racconto donandogli senso e compiutezza. L’aria salata è dunque istanza invisibile ma chiaramente atta alla percezione; essenza che testimoniando la propria presenza identitaria lancia un monito tanto intattile quanto corrosivo rivolto sia agli ambienti (il carcere e/o gli esterni di una Roma periferica e decadente, costituita in primis da strade trafficate e anonimi supermercati) sia ai sentimenti degli esseri umani (quelli di Fabio, della sorella e del padre Luigi) chiamati a vivere in questo stesso spazio. L’aria salata è qualcosa che s’insedia all’interno delle superfici (sia strutturali che umane) ed agisce sedimentando nel profondo (della memoria) dei sentimenti. L’aria salata ha agito per un periodo di circa vent’anni, momento in cui Fabio, ora educatore in un penitenziario, è stato abbandonato dal padre, anche lui, adesso, “ospite” della medesima struttura, in seguito all’arresto per omicidio. L’aria salata è la cronaca realistica di un vuoto, per certi versi irrimediabilmente incolmabile, dello spazio, anche cronologico, cui Fabio è stato costretto dalle discutibili gesta del padre, uomo profondamente segnato ed indurito dall’esperienza di una vita complessa e difficile, ora casualmente ritrovato. Lungi dall’essere elemento pacificatorio-narrativo, la neo-relazione tra padre e figlio è, di contro, la perfetta testimonianza di quanto profonda sia la ferita ed - apparentemente - insanabile il male. Scoperta la vera identità del nuovo arrivato Luigi Sparti, Fabio, in un desiderio misto di vendetta e riconquista, tenterà in tutti i modi di braccare l’uomo ed afferrarlo posticipando però la resa di figlio nei confronti del genitore, un uomo fisicamente ostile verso il tutto circostante anche se, proprio nel fisico, seriamente offeso da una grave forma di epilessia. L’aria salata è un film atmosferico che regala e mostra i suoi momenti migliori grazie alle antitetiche interpretazioni dei protagonisti in campo: Giorgio Pasotti, preso in una nerboruta performance per l’intera durata della pellicola e Giorgio Colangeli, recluso in un silenzio emozionale redatto da sguardi e gesti che portano alla luce un’intensa e rilevante, significativa e pregnante umanità. L’incontro/scontro tra due sconosciuti, anche se rispettivamente padre e figlio, la distanza che li ha separati ed ora potrebbe unirli, ma soprattutto la reale e articolata temperie emozionale (esplicita e manifesta nelle sequenze che ritraggono i due nell’unica giornata di permesso concessa all’uomo dopo “venti calendari” trascorsi dietro alle sbarre) che intercorre tra i due è il vero cuore pulsante dell’opera. Forse eccessivamente cadenzato da un arpeggio musicale in veste sospensiva che riecheggia quasi fino al plagio le identiche esperienze sonore dei film di Alejandro Gonzales Inarritu, con specifico riferimento più all’ultimo Babel che al - citato dall’autore italiano in un’intervista - Amores Perros, il film mostra come il cinema - anche quello italiano - possa di diritto farsi portavoce di dinamiche emozionali capaci di coinvolgere evitando accuratamente lo stereotipo e il clichè. Avvitando il racconto di un abbandono nelle maglie di un dramma privato, L’aria salata canta del vuoto disperato e silenzioso, quasi fisico, che satura l’esistenza passata, presente e futura, di esseri umani la cui esistenza si è srotolata tra incomprensioni, tradimenti, ancora silenzi e...oramai tardive ricomparse. [gennaio 2007] L'ARIA SALATA Regia: Alessandro Angelini; Sceneggiatura: Alessandro Angelini, Angelo Carbone; Fotografia: Arnaldo Catinari; Montaggio: Massimo Fiocchi; Scenografia: Alessandro Marrazzo; Musiche: Luca Tozzi; Interpreti: Giorgio Pasotti (Fabio Sparti), Giorgio Colangeli (Luigi Sparti), Michela Cescon (Cristina Sparti), Katy Saunders; Produzione: Bianca Film, Rai Cinema; Origine: Italia, 2006; Durata: 87’.
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