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CHANGELING

di Marina Delvecchio

Film noir e, insieme, film politico The Changeling (con il quale Clint Eastwood ha concorso per la quinta volta a Cannes) affronta di nuovo il tema della verità, come già aveva fatto con il precedente Flags of our fathers, denunciandone anche qui la manipolazione a fini propagandistici da parte di cinici poteri pronti a tutto. La sceneggiatur,a scritta da J.Micheal Straczinsky, è fedelmente ricalcata da un fatto di cronaca, ma come già avveniva nell’ultimo dittico sulla presa di Iwo Jima in Giappone durante la seconda Guerra mondiale, il ritorno al passato è solo apparente. Eastwood, infatti, lo usa un’altra volta come occasione di una riflessione scettica e disincantata sulla democrazia americana: non è un caso che la denuncia della corruzione della polizia di Los Angeles del 1928 sia esplicata con titoli di giornale presi dall’ attualità statunitense del 2008.
Impeccabile è la ricostruzione storica, straordinaria l’interpretazione degli attori – e, più della protagonista, i due cattivi del film: il capitano della polizia (Jeffrey Donovan), algido e in scalfibile, e il serial killer interpretato da Jason Butles Harner.
Eastwood recupera il classicismo della “vecchia Hollywood” epurandolo fino ad ottenere una chiarezza quasi perfetta. Ecco allora ogni scena scandita come una liturgia, lucida come una requisitoria, fino forse all’eccesso. Eppure non è esagerato l’appello alla “resistenza” invocato dal comportamento di pudica ma inflessibile ostinazione della protagonista, un altro dei suoi personaggi femminile forti, con cui Eastwood sembra di nuovo redarguirci rispetto alla stessa America di oggi.

[dicembre 2008]