DALLA SCATOLA (BLU?) AL CORPO (ROSA) DUE
VOLTE LEI (LEMMING) Come accaduto nel meraviglioso, "scopertamente" silente e caustico Caché di Haneke, anche qui si assiste, per lo più privi d'armatura critico/spettatoriale, alla lenta ma inarrestabile erosione di un nucleo famigliare. Se per quanto concerneva il racconto hanekiano non vi era assolutamente appiglio per il disvelamento dei nodi narrativi ed esistenziali della tragedia in divenire nella quotidianità dei Laurent, stessa situazione (senza però dimenticare le relative differenze, sia stilistiche che tematiche) si "presenta" nella cronologia domestica dei coniugi Getty. Con questo Due volte lei (in originale Lemming), film d'apertura dell'ultima Edizione del Festival di Cannes, Dominik Moll esplora i fragili ed invisibili equilibri che pare fondino le relazioni tra due individui (moglie e marito) così come, di contro, l'estrema precarietà implicita all'idea stessa di felicità (coniugale e non). Garante e puntuale testimone di quest'ordine di considerazioni è, in primis, la normalità indagata dal regista durante lo svolgersi della sequenza avente per oggetto la cena a casa dei Getty. Tutto, dunque, ha inizio dal destabilizzante incontro delle due coppie: i Getty, appunto, e i Pollock; l'una navigata e consumata dal risentimento di una vita trascorsa all'insegna di tradimenti e un presunto tentato omicidio, l'altra, giovane, colta nel fertile periodo dell'entusiasmo e dell'amore. Nonostante l'incontro/scontro tra le due coppie si rivelerà drammaticamente cruciale, soprattutto in ragione degli evidenti contrasti e delle medesime differenze che le caratterizzano, l'andamento diegetico e il definitivo incrinarsi degli equilibri peculiari ai sistemi e alle rispettive visioni del mondo, viene profondamente scosso - e ridotto in tragedia - dalla scoperta del cadavere di un lemming, minuto roditore proveniente dal Nord della Scandinavia. Intervistato a tal proposito, l'autore del film ha infatti dichiarato che l'intera idea è nata proprio dalla sua curiosità per il lemming: "Il lemming è un animale che, essendo misterioso, mi affascina sin dall'infanzia. Sono cresciuto in Germania, dove le strane migrazioni di massa e i cosiddetti suicidi collettivi di questo piccolo roditore sono molto noti. All'inizio avevo in mente soltanto l'immagine di un uomo che smonta lo scarico del suo lavandino e trova qualcosa di strano, un lemming... Come ha fatto quest'animale che vive unicamente nel nord della Scandinavia ad arrivare sin lì? L'idea era partire dal quotidiano, da un evento banale, un lavandino intasato, per poi dirigersi verso universi più torbidi, con delle incursioni nel fantastico. Volevo sviluppare l'idea di un personaggio che crede di avere il controllo totale sul suo lavoro e sulla propria vita sentimentale, che pensa che il controllo garantisca la felicità, e che poco a poco perde i suoi punti di riferimento. Il lemming simbolizza il granello di sabbia che comincia a far inceppare il motore, un segno foriero della stranezza che sta per annunciarsi. Ma la stranezza non è lì dove ci si aspetta. Il mistero del lemming trova una spiegazione che, in fin dei conti, è abbastanza banale". L'implicita banalità cui Moll fa riferimento a proposito del lemming, viene parallelamente esplicitata dalla voce off nelle battute finali della pellicola. Il figlio dei vicini di casa di Alain e Bénédicte, di ritorno da una vacanza, ha, all'insaputa del padre, nascosto l'animale e lo ha condotto clandestinamente in Francia. Il padre stesso, dunque, ha provveduto all'allontamento di quest'ultimo scegliendo di gettarlo nello scarico del water. Riconosciuta l'oggettualità di quest'ultimo elemento eterotopico che si insinua nel tessuto del racconto cinematografico, occorre tuttavia attribuirgli una valenza di segno e significato diverso, e quindi determinante ai fini dello stesso vissuto cinematografico. Il lemming, dunque, assunto all'interno delle dinamiche narrative, in bilico tra il loro presentarsi come psicologismi di matrice hitckochiana e incubi eidetici appartenenti a David Lynch, quale "oggetto disturbante" trova una legittima e, ancora secondo Moll, banale attualizzazione e liceità d'esistere. Di contro, invece, (ri)leggere lo stesso lemming quale corpo vivente, o meglio, struttura organica a cui viene ridata linfa, significa in tutto e per tutto porsi ad un livello critico ed esperienziale di segno esclusivamente virologico. E' proprio dal corpo del lemming scosso da piccole cariche elettro-vitali che sembra irradiarsi un'inestimabile anelito ad esistere (comunque e diversamente) organoletticamente, in grado d'arrivare a coinvolgere ed insidiare anche e soprattutto i corpi dei protagonisti come quello del cinema (il film) stesso. La riacquisita forza del piccolo animale segna l'idoneo contrappasso all'addio corporale di Alice, inquadrata ed osservata dal regista in primo piano per l'intera durata del suo trapasso. Infrangendo il precetto teoretico di André Bazin, secondo il quale era fatto divieto assoluto di mostrare la morte sullo schermo verticale del cinema, Dominik Moll indugia significativamente sull'ultimo respiro di Alice come a portare testimonianza visibile di qualcosa che, mentre evade dalla materia, parallelamente si insedia nel pensiero. Il lemming è dunque il s/oggetto che riassume sulle proprie, esili coordinate fisiche ed emozionali, lo spirito e la carne di coloro i quali vi sono entrati in contatto. Dopo il suicidio di Alice, la prima a mostrare segni evidenti, sia da un punto di vista strettamente fisico che mentale, di precarietà, è Bénédicte. Da questo punto di vista la giovane donna è, infatti, l'unica a mostrarsi preoccupata per le sorti dell'animale, e dunque sensibilmente determinata a salvarlo. L'evidenza irrazionale del corpo cinema messo in scena e mostrato da Dominik Moll trova un'idoneo equivalente, insieme corporeo e mentale, introiettat(antesi)o per intero nell'intimo dis/inibito di Bénédicte/Charlotte Gainsburg. Come "semplice animale domestico", intenta e dedita alle cure della nuova casa, il corpo "benedetto" della neo/moglie diventa, per diretta filiazione - ancora una volta leggibile secondo un doppio ordine fisico e mentale - esile topografia vivente di un incubo in divenire. Da moglie "stagista", pronta a sacrificare le proprie giornate in ragione di una normalità coniugale fatta di routine, la giovane donna si trasforma in altro da sé. Negli imperfetti e fascinosi tratti fisionomici e corporali di Bénédicte si riscontra un'inabissamento che condurrà la stessa ad assumere le gesta (anche mentali) che fino a quel momento (il suicidio di Alice e la rinascita del lemming) erano appartenute esclusivamente ad Alice. Come rinchiusa in un corpo-mente altro, Bénédicte diventa schiva e taciturna nei confronti del marito che assiste impotente e confuso al radicale cambiamento della moglie. Nella visione lisergica di Moll trova spazio, e liceità d'esistere, l'elegante messa in scena di una normalità postkafkiana all'interno della quale i desideri corporei della giovane donna vengono guidati da premesse mentali irrazionali (di fronte ad una montagna lei chiede al marito di chiamarla Alice) che spingono Alain fino allo smarrimento più totale. Il senso pregnante di un equilibrio perduto (il disfacimento della coppia) riproduce direttamente violenze represse (il nervosismo oramai manifesto di Alain) attraverso il filtro eidetico di un'inaspettato ed ineluttabile ribaltamento delle posizioni sessuali. Nell'incubo ordito da Dominik Moll tutto, ogni elemento, oggetto e/o soggetto - confidenze intime ed infedeltà (non semplicemente immaginarie), quotidiano e straordinario, follia e pacatezza - partecipa pariteticamente alla creazione di un universo nelle cui recondite diramazioni le regole della buona educazione cedono il passo a più radicali e disturbanti dubbi sentimentali. Come accaduto in Harry un amico vero, il cineasta s(c)i introduce nella zona grigia della coscienza per approdare nell'intimità angosciante di un corpo - cinematografico - che diventa organismo psichico - inquieto -. [giugno 2006] DUE VOLTE LEI (LEMMING) Regia: Dominik Moll; sceneggiatura: Dominik Moll e Gilles Marchand; fotografia: Jean Marc Fabre; montaggio: Mike Fromentin; musiche: David Sinclair Whitaker; interpreti: Laurent Lucas (Alain Getty), Charlotte Gainsburg (Bénédicte Getty), Charlotte Rampling (Alice Pollock), André Dussolier (Richard Pollock); produzione: Diaphana Films, France 3 Cinema; distribuzione: Lucky Red; origine: Francia, 2005; durata: 129'.
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