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E' SEMPRE ADESSO

di Marina Delvecchio

“Prima era prima, adesso è adesso” dice Colin Farrell a Ewan McGregor in Cassandra’s Dream. “È sempre adesso” gli risponde il fratello, moderno Caino. È sempre presente nel mondo post undici settembre nel quale viviamo. Il passato non c’è più, è stato spazzato via come i villaggi dello Shanxi di Still Life, l’anno scorso vincitore a Venezia. Il futuro è impossibile da costruire, persino da pensare, da immaginare, da sognare: troppo precario, non ha premesse a cui ancorarlo. Come quello di Angie, protagonista del film di Ken Loach, It’s a free world, che a trent’anni ha cambiato dieci lavori e che si trasforma in un’imprenditrice che sfrutta i deboli e gli indifesi, nello smarrimento di ogni valore etico e ogni solidarietà sociale. Ma non importa se sgomita per arrivare: è la società che glielo ha insegnato e questo le permetterà di iscriversi tra i consumatori felici, di assicurare un futuro a suo figlio. Così conta solo il momento, conta solo il mio disagio perché il lavoro non garantisce più né dignità né sicurezza. Nemmeno la sofferenza dell’altro esiste più, perché si va troppo di fretta o perché ad uccidere un uomo non si prova più niente, è “come pulire un pesce dalle budella”, dice uno dei marines di Redacted di De Palma.
Siamo costretti, come predatori, per non essere prede, ad afferrare tutto subito, con rapacità, senza scegliere, senza interpellare la coscienza. Come fa invece il giovane Colin Farrell dopo il delitto: non può fare a meno, infatti, di ascoltare la sua coscienza di essere umano. “Potevamo avere tutto!”, gli rimprovera il fratello. “Avere tutto”: sembra questa l’unica prospettiva dell’uomo di oggi, che invece non ha niente, o meno di niente. Avere tutto dimenticando la coscienza, avere tutto e perdere l’anima. Diventare predatori mettendo l’istinto di sopravvivenza davanti a tutto: davanti alle donne, stuprate, o ai bambini, investiti con la camionetta perché gli ordini dicono di andare sempre avanti, di non fermarsi a riflettere davanti a nulla per non correre rischi, come succede al giovane marine di In the Valley of Elah.
Al di sopra di tutto resta la bellezza del mito dei maestri: l’Arcadia di Rohmer, la Cleópatra di Bressane…
Ma il “sogno di Cassandra” ci preconizza altre bandiere capovolte – come accade a Tommy Lee Jones nel finale del film di Paul Haggis -, mondi al contrario e un’umanità surrealmente inesistente. Siamo davvero nei guai, ma non sappiamo chi possa venire a salvarci.

[dicembre 2007]