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IN THE VALLEY OF ELAH

di Marina Delvecchio

Concorso

Il regista del pluripremiato Crash e autore di magnifiche sceneggiature per Clint Eastwood si cimenta col tema della guerra in Iraq, come De Palma, ma sceglie di trattarlo con uno stile tradizionale. La trama parte da due storie vere: quella di un soldato che in Iraq ammazza un bambino col suo veicolo ma è costretto ad andare avanti senza fermarsi per evitare che il convoglio rischi un attentato. E la storia di un soldato appena tornato dall’Iraq ucciso per un banale litigio tra commilitoni ubriachi, fatto a pezzi e bruciato lungo una strada sterrata. La storia parte dall’inchiesta che il padre del giovane (un ottimo Tommy Lee Jones segnato dalla vita) svolge prima per ritrovarlo e poi per accertare le cause dell’omicidio. Come De Palma il film cerca di evidenziare fino a che punto una guerra insensata come quella in Iraq può rendere ragazzi americani qualsiasi come animali feroci ridotti all’istinto, capaci solo di “andare avanti” senza guardarsi indietro, senza più coscienza a cui fare appello.
Come il padre della Angie di Ken Loach, anche Tommy Lee Jones rappresenta il controcanto stupito e incredulo di questo nuovo scenario di cinismo e violenza inaudita di cui l’America non è che un esempio tra tanti.
“Il mio non è un film sulla guerra in Iraq, ma è una sorta di indagine sociale ed emotiva sul post-combat stress. Partendo dalla storia vera di un soldato rimpatriato ho voluto analizzare un’America che ha bisogno di aiuto, che non ha bisogno di sentirsi sempre più divisa tra bravi ragazzi e aguzzini, ma che cerca di ricostruire la sua serenità e i suoi valori.
Uno dei momenti più intensi ma anche più significativi è il finale: il padre innalza la bandiera americana che il figlio aveva riportato a casa, ma al contrario. Nel linguaggio militare indica una richiesta di aiuto, come Haggis auspica per un’America che ha bisogno di fare un serio esame di coscienza.

[dicembre 2007]