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Factotum
di
Michele Nanni
I
Kneel
These legs need to run
But I kneel
Before female flowers
Catch the scent of
Forgetfulness
And grab it
Sure
And evenings
Hours of evenings
Grey-headed evenings
Nod
And afterwards
Fall asleep.
(¹)
Poetico,
drammatico per quel poco che basta, per non degenerare nel patetico, nel
vittimistico. Henry Chinaski, percorrendo la linea incerta dell'azione
antieroica di Bukowski, si divincola da un'inglobante opprimente, uno
stato di fatto, la società materialista. Factotum non denuncia
nessuno, casomai difende la possibilità di scelta dell'individuo,
come quando Chinaski dopo aver subito l'ennesimo licenziamento rivendica
l'assegno della giornata "lavorata" per spenderselo tutto nel
bere insieme alla sua donna. Chinaski-Bukowski non ha da insegnare, tantomeno
da apprendere, tutto qui.
E il film di Bent Hamer il personaggio se lo gioca bene e già questo
sarebbe sufficiente per considerarlo un buon film. Non facile trarre da
Bukowski senza rischiare la macchietta.
Ma c'è un'altra cosa ben rappresentata: il problema dei concatenamenti.
Il cinema che ci domina e che vince gli Oscar, ma ormai anche i Festival
europei, ce ne impone il rispetto assoluto: i concatenamenti. Non importa
se si perde di naturalismo o addirittura di realismo, se si confondono
i tempi ed i generi, "la società dello spettacolo risucchia,
fagocita tutto, ma ad una condizione: che non si osi rifuggire dalle regole
dei concatenamenti, ed il pubblico è rassicurato anche di fronte
ai delitti più truculenti ed alle stupidaggini più abominevoli.
Chinaski è distratto, pensa sempre ad altro, il suo incedere è
incerto come quello del bambino neorealista di "Ladri di biciclette",
e nella sua esistenza traballante perde il contatto con le cose, d'altra
parte, a differenza del bambino, non ha un padre da seguire. Non ci riesce
per natura ad integrarsi nei concatenamenti, quelli imposti dal ritmo
lavorativo, ma anche quelli suoi, della sua routine si spezzano: quello
del bere e fare sesso, quello del giocare e vincere alle corse, tutto
ha una durata e finisce. Chinaski ha bisogno periodicamente di ridefinirsi,
riassestarsi, ricominciare in un altro modo ed alla fine anche il bere
o il fumare diventano più una manifestazione di protesta che un
bisogno fisiologico, un po' alla "Zero de conduite"
, una rivoluzione dei bambini fine a se stessa, , quasi come un antidogma:
non seguire i consigli (del padre o del maestro). Perché la vita
vera è un gioco con quel retogusto amaro che rimane in bocca dopo
la sbornia e "non c'è niente da ridere".
[maggio 2006]
(¹)The Roominghouse Madrigals: Early selected poems 1960 by Charles
Bukowsky
"M' inginocchio- queste gambe devono correre - ma m' inginocchio
- di fronte a fiori femminili - respiro l'odore del – dimenticatoio
- e lo trattengo - e i pomeriggi - ore dei pomeriggi - pomeriggi ingrigiti
- si abbioccano - e dopo - cadono addormentati."
FACTOTUM
Regia:
Bent Hamer; sceneggiatura: Bent Hamer, Jim Stark; fotografia:
John Christian Rosenlund; montaggio: Pal Gengenbach;
interpreti: Matt Dillon, Lili Taylor, Marisa Tomei, Fisher
Stevens; produzione: Bulbul Film; distribuzione:
Mikado; origine: Norvegia, Germania, Usa, 2005; durata:
94'.
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Nanuc: rivista di cinema, interviste, recensioni sul festival di Venezia