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DALLA NEW HOLLYWOOD ALLE SERIE TV DEL NUOVO MILLENNIO

di Giorgio S. Piumatti

I generi riletti tra la dissoluzione e l'incontro

Il cinema continuerà sempre a stupirci e a far parlare di sé, così la sua avventura, fatta di splendori e apparenti tramonti, vive nel suo incessante camminare in equilibrio. Il cinema si muove sempre al confine, viaggia tra l’essenza della sua forma artistica e le necessità commerciali di un’industria, tra l’intrattenimento e la forza creativa, fra il diverso e l’uguale. Nel corso degli anni la nuova frontiera da conquistare è stata quella di esprimere un qualcosa che poteva rappresentare l’immaginazione e il senso della realtà. E con il passare del tempo, con il divenire della Storia, qualcosa è cambiato, vuoi per un semplice fattore d’evoluzione tecnologica di mezzi e media ma anche - e soprattutto - per un cambiamento sociale. La società insegue l’economia e l’economia spesso si dimentica dell’uomo che è il centro della società. Mentre nel cinema ci sarà sempre la necessità di raccontare l’uomo con le sue storie, i suoi problemi e le sue verità.

Nel passato, sia in America prima della guerra sia in Italia a partire dagli anni ‘50, per mantenere il prezioso equilibrio si era sviluppato un sistema collaudato con caratteristiche precise, quali: lo studio system, lo star system, il linguaggio e la politica dei generi. In altre parole i soldi, gli attori, la tecnica e appunto la storia.
Tralasciando per ora le prime tre cose, a noi interessa la storia e in particolare quella vista attraverso i suoi possibili generi. Il genere è una categoria che serve a classificare le opere secondo la qualità di contenuto e di forma, con una persistenza di personaggi e ambienti, identità di temi e stilemi che servono a chi realizza il film e a chi lo guarda. La maggior parte di noi quando deve scegliere, si muoverà tra l’avventura o il dramma, la commedia o il giallo, il fantastico o il musicale; alla fine, ancora più precisi, molti sapranno anche dire a quale sotto-genere apparteneva il film, se horror o western, oppure thriller e così via. Possiamo quindi dire che i generi hanno formato un orizzonte d’attesa, creato luoghi narrativi e plasmati stili di vita: insomma hanno distrutto e rielaborati miti.

Concentrandoci allora sul cinema americano, dopo il boom della psicoanalisi, l’uomo è apparso più fragile, il male si è moltiplicato ed ha assunto mille volti, pertanto l’insieme dei codificati miti fondativi ha cominciato a vacillare.
Negli anni Cinquanta, poi, si è avvertita ancora di più la crisi, arriva infatti la televisione che sottrae spettatori alle sale quando le famiglie preferiscono restare in casa a vedere i nuovi palinsesti e a rivedere i film del passato. Ogni singolo spettatore matura un’esperienza di visione e inizia a sviluppare una personale conoscenza del prodotto cinema, a chiedere nuovi volti, nuove trame e nuovi sogni. Assistiamo alla scissione fra immaginari e se prima la cultura di massa aveva unito le generazioni, adesso con il moltiplicarsi dei media e dei personaggi è difficile trovare nuovi eroi o valori universali. Anche il forte impatto esercitato dal divo si sta esaurendo, ormai le stelle stanno a guardare, attori e attrici dall’aura favolosa perdono il loro splendore. Le grandi case di produzione vanno incontro a clamorosi tracolli e una rivoluzione si abbatte sul sistema produttivo che si trascinata dietro un pubblico ricco di novità estetiche e di gusto, verso la metà degli anni ’60 molti hanno annunciato la morte di Hollywood: ma ciò che sembrava la fine sarebbe stata La Rinascita.

Ripetizioni e variazioni diventano le coordinate per esistere o sopravvivere ed accanto al progressivo inaridimento si potrà rispondere con una ricerca d’elementi su cui giocare. Nascono pertanto case di produzione indipendenti che con metodi produttivi meno rigidi si rivolgono ad un pubblico giovane e accanto a costi di produzione più bassi, sviluppano le loro storie sulla novità data dalla dissoluzione dei generi: ogni film correrà così sulla mescolanza o l’accumulo di tratti rispetto al modello, come sul rispetto o meno delle regole del genere stesso. La nuova domanda ebbe subito una nuova offerta: il cinema partendo dal mutato clima ideologico ha saputo rivedere gli schemi narrativi e mischiando le carte ha ricreato espressione e contenuto. Con la dissoluzione e l’incontro dei generi era nata la New-Hollywood e con lei nuovi e abili autori. In più il cinema inizia con un po’ di nostalgia anche a riflettere su se stesso: molti autori vanno a rivedere e riprendere scene e iconografia dai grandi film dei maestri del cinema passato.

In questo modo attraverso gli anni ‘80 e ’90 siamo arrivati al cinema di adesso, passando per l’11 Settembre e l’acutizzarsi di nuove paure si è sempre continuata a percorrere la strada dell’ibridazione dei generi. Magari con derive multi-lineari, qualche accelerata sull’animazione e il saccheggio dei comics, oppure con alcune storie più personali; ma ancora si è battuta la via del remake, a tinte più forti - come si è fatto per il genere horror e thriller - e quando si è trovata la giusta via si è abbondato di sequel, pre-quel e spin-off. Il cinema ha creato mode e tendenze mentre il genere si è svecchiato: muovendosi è mutato, passando per negazione, destrutturazione e riabilitazione. Così anche il pubblico, al passo con i tempi si è adattato - o forse abbassato - propenso al ritorno di storie scritte per i nuovi divi, i nuovi ritmi e le nuove tecnologie, eppure aspettando il futuro, continueremo ad assistere al circolare e mutuo scambio fra il cinema e la società.

Non dimentichiamo infine, il fenomeno centrale e ormai metabolizzato del rinnovato rapporto tra cinema e tv. Difatti da alcuni anni pare che le serie tv abbiano assunto il ruolo chiave nella recente ri-distribuzione dei generi e sembra che il cinema abbia accettato un certo livellamento tra i due mezzi espressivi, facendo spesso coincidere il lavoro d’affermati registi cinematografici con quello dei creatori delle serie tv. Pensiamo ai vari Singer, Abrams o Mann e allo stesso Lynch, passati con simili modalità narrative ed estetiche da I soliti sospetti al Dottor-House, da Miami Vice a Collateral, da Twin Peaks a Mulholland Drive, dall’evento di Lost al grande schermo.
E in Italia? Quasi lo stesso. Fatto lo stesso ragionamento, slittato di una decina d’anni e con le dovute peculiarità, sembra che le tendenze siano uguali e connesse con lo stesso pubblico, giovane e figlio della televisione, ma ben addestrato nel riconoscere il repertorio di funzionamento dei meccanismi. In più se da una parte rimane la mancanza di soldi, dall’altra c’è l’esigenza di portare la gente al cinema. C’è quindi anche nel cinema italiano il bisogno di investire sui film di genere ben fatti, così come sono ben accolte le serie tv che prendono spunto dal cinema che ha fatto scuola. Insieme bisogna fare sistema, ascoltare il pubblico e aiutare gli artisti, lasciare spazio al bello e rielaborare i generi come si faceva quando il cinema in Italia era insieme industria e qualità. Scrivere, investire, girare e distribuire. Noi, come loro, alla ricerca del magico equilibrio. E ripartendo proprio dalla nostalgia proveremo a capire come si può fare, andando a riguardare i lavori degli autori che meglio hanno saputo lavorare sulla rilettura dei generi.