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NIGHTWATCHING

di Marina Delvecchio

Concorso

Di sicuro questo è il film più bello e interessante presentato alla Mostra di quest’anno, forse insieme a Redacted. Certo è che avrebbe meritato un riconoscimento, invece è rimasto escluso, anche dai premi minori. Ma non è una novità per Greenaway suscitare ammirazione e insieme diffidenza: era già successo al suo primo lungometraggio (preceduto da una lunga carriera di pittore, montatore e infine documentarista e da una schiera di cortometraggi sperimentali), il mirabile I misteri del giardino di Compton House, presentato anch’esso a Venezia nel 1982 e non premiato. Il suo è un “cinema dell’intelligenza e della visione” che forse ad alcuni non sembra vero cinema (o, sarebbe più giusto dire vera arte) come i film di Scorsese, che “sono ancora come quelli di Griffith” e a cui puntualmente - e ironicamente - Greenaway contrappone i suoi: variegate ed enciclopediche le sue opere fondono architettura, Borges e Lewis Carroll, nouveau roman e un uso complesso di parola e spazio. “Molti intellettuali trovano estremamente difficile inquadrare il mio cinema, che da una parte si nutre di concetti di natura prettamente intellettuale, dall’altra è determinato a dimostrare la pura fisicità del fenomeno dell’essere vivi.”
Il tema di quest’ultimo Nightwatching attraversa la questione fondamentale della verità delle immagini (al cinema) – come nel già citato Redacted di De Palma- e ci riporta direttamente a I misteri del giardino di Compton House, saltando le ultime opere, più vicine alle arti visive che ad un’opera cinematografica. L’idea della congiura, dell’outsider e del rapporto con l’establishment del sistema sociale, infatti, sono presenti tanto nella ricostruzione della storia del dipinto di Rembrandt, intitolato appunto “La ronda di notte”, quanto nelle vicende dell’architetto Neville e del contratto (The Draughtman’s contract è il titolo originale) stipulato con la sua committente. Preceduto e seguito da un cornice, che presenta la vicenda dell’artista come un “sogno di cecità”, Nightwatching racconta la storia che c’è dietro un famoso dipinto di Rembrandt del 1642, raffigurante gli ufficiali della Milizia civile di Amsterdam. Pur essendo una lezione sul significato delle immagini, sul loro potere di rappresentare la realtà come sulla possibilità di manipolarle, il film è tutt’altro che statico. Le immagini, infatti, sono rese dinamiche da carrellate che dilatano lo spazio e da luce e colori che evocano quelli rembrandtiani. Appena ventitreenne ma già celebre e famoso il pittore olandese stravolse l’immagine celebrativa che i ricchi borghesi intendevano dare di se stessi, dipingendoli come mediocri attori della Commedia dell’Arte, come personaggi in atteggiamento marziale e agghindati di elmi e spade, intenti a mettersi in posa sulla scena. Il quadro è inoltre un atto d’accusa contro i delitti e le nefandezze nascoste di ciascun “onorevole” cittadino: gli ufficiali sono infatti rappresentati affiancati dagli oggetti dei loro delitti, opportunamente criptati, per un totale di ben cinquantuno enigmi. “La ronda di notte” decretò la fine della carriera di Rembrandt, che venne duramente attaccato e boicottato, persino nel privato, dalla borghesia di Amsterdam che aveva commissionato il dipinto, ma consacrò il pittore ai posteri, dato che il quadro è diventato uno dei più ammirati di tutti i tempi.

[dicembre 2007]