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A HISTORY OF VIOLENCE

di Giorgio S. Piumatti

La violenza e il presente riletti attraverso il genere western.

Tom Stall è un marito e padre perfetto di una famiglia modello: ha una moglie avvocato che adora, due figli saggi e rispettosi. Un giorno nel suo locale, un diner della tipica provincia Usa, piombano due malviventi che Tom affronta e uccide. L’atto che lo proclama eroe, farà emergere dal suo passato una doppia natura che lo costringerà a fare i conti con la sua vera identità e un difficile ritorno a casa.

A History of violence è una storia narrativamente lineare e dal linguaggio classico, un racconto che basa sul personaggio e sul processo identificativo gran parte del successo e della presa sul pubblico. Qui lo sceneggiatore, Josh Olson, applica fedelmente la struttura di Syd Field, ripresa da Aristotele, sulla drammaturgia dei tre atti, tanto appare evidente anche nell’uso ben delineato dei tourning-points, le cerniere del racconto che portano avanti la storia. Insomma una “straight story”: una storia semplice, stabilita sul nostro rapporto d’attrazione/repulsione che si viene a creare con il protagonista Tom Stall, così come lo era Una storia vera di Lynch, giocando in quel caso anche sul doppio significato mutuato dal nome del protagonista Alvin Straight. In più le scelte estetiche e registiche mostrano la continuità autoriale di un grande nome come quello di David Cronenberg, con il suo lavoro sui corpi, l’ambiguità dell’immagine, il gioco del doppio, l’uso dello sguardo, come del primo piano. Il film tuttavia è soprattutto una vicenda che sa leggere il presente attraverso la storia del cinema e la contaminazione dei generi. Ci sono atmosfere da commedia nella prima parte: la famiglia felice, la provincia laboriosa, la scuola con i bulletti, lo sceriffo come punto di riferimento… ma con l’intrusione del male si racconta una nuova storia, diventa il racconto della lotta per la sopravvivenza, il riemerge del bisogna primario, della difesa violenta del territorio, della proprietà, degli affetti. Allora siamo nel western, con le sue armi, i suoi duelli e il sangue. Inizia una revisione della violenza e del suo rapporto con la società e le nostre vite tranquille, una violenza nascosta, o come nel personaggio del film - dimenticata - ma sempre pronta a riemergere, strettamente connessa con il DNA umano e la sua natura. Tom vorrebbe tornare alla sua pacifica vita ma ormai è diventato l’eroe americano. In realtà la sua mutazione non è finita, lui ha capito che dal profondo è riemerso il mostro che era, ed ha bisogno di passare attraverso la sublimazione con altra violenza per cambiare veramente. Ecco allora arrivare il duello finale. Il film è alla resa dei conti tra il fratello Richie, dai gratuiti modi tarantiniani e una violenza da gangster movie, contro i modi western del giustiziere solitario Tom, esule da frontiera e dal passato spietato che vuole definitivamente dimenticare il passato. Tom vuole salvare il suo corpo quasi smembrato, purificarsi, tornare a casa, sedersi a tavola e farsi di nuovo accettare ricevendo il perdono. Redenzione e rinascita dell’eroe western che non cerca il ricordo nella leggenda, ma vuole vivere sereno il proprio giardino ignorando se è possibile lo schifo e l’abbassamento che c’è oltre il patio di casa.

A History of Violence. Un film di David Cronenberg. Con Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes. Durata 96 min. - USA 2005. Palma d’oro a Cannes nel 2005.
Scritto da Josh Olson, basato sulla “graphic novel” di John Wagner e Vince Locke.
Candidato Oscar 2006 per la miglior sceneggiatura non originale /adattamento.

[gennaio 2011]