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Il regista di matrimoni

di Michele Nanni

Il matrimonio è tutto concentrato nella risposta della sposa, è un momento dilatato durante il quale l'uomo non è neanche in secondo piano, è come inconsistente. La sposa è in primo piano e su di lei si concentra l'attenzione di tutti, ma è come nascosta, schermata dal velo quasi riflettente, impenetrabile all'occhio elettronico della telecamera di Franco Elica. Occhio che più si avvicina fisicamente più si allontana dalla verità dell'immagine che oppone la resistenza del bianco. L'attesa si dilata ancora, la risposta non arriva, una schiera di fotografi ed operatori cominciano a scattare, si posizionano, ma il velo rende l'immagine del volto impenetrabile. La risposta non giungerà mai a compimento, né in questa prima scena né nelle successive, non ci sarà un sì od un no, non ci sarà soluzione, ma formazione continua.
E' il terzo stato del cristallo dell'Immagine Tempo (¹), il cristallo colto nella propria formazione e crescita, che non arriva mai ad essere compiuto, ma raggiunge un culmine dopo il quale ne nasce subito un altro in continua trasformazione. E' il modo di Fellini di rappresentare l'immagine diretta del tempo. Nel film di Bellocchio ce ne sono tanti di momenti culminanti che rimangono in sospeso. Nella prima scena Franco Elica esasperato dall'impenetrabilità del velo lo solleva bruscamente e la sposa non pronuncerà un sì od un no, ma "E' mio padre".
Il problema è che il cristallo è difficile da penetrare come quello del monastero dove sta imprigionata la principessa Bona. In questo caso la soluzione per entrare sarà nella figura dell'alter ego del protagonista: il regista immaginario Smamma, che riesce a fare il pieno di nomination per il premio David di Donatello grazie al fatto di essersi finto morto, (perché in Italia sono i morti che comandano). Ma una volta penetrato il monastero, il cristallo esplode sotto i colpi assordanti dei fuochi di artificio mentre Smamma scompare.
L'erranza di Franco Elica, la sua ricerca continua è tesa all'avvicinamento illusorio all'Immagine e non è mai definitivamente appagato.

Vjaceslav Ivanov, nelle sue considerazioni sul simbolo, ha così espresso il suo atteggiamento rispetto ad esso (quello che lui chiama "simbolo" io lo chiamo "immagine"): "Il simbolo è veramente tale soltanto quando esso è inesauribile e sconfinato nel suo significato, quando esso esprime nel suo linguaggio arcano (ieratico e magico) dell'allusione e della suggestione, qualcosa di inesprimibile, qualcosa rispetto a cui la parola esteriore è inadeguata… Esso possiede una molteplicità di volti e di pensieri ed è sempre oscuro nella sua profandità. Esso è una formazione organica, come un cristallo… Esso è persino una sorta di monade e in ciò differisce dalla struttura complessa e scomponibile dell'allegoria, della parabola o della similitudine… I simboli sono indicibili e inspiegabili, e noi siamo impotenti davanti al loro significato interiore e misterioso…".(2)

(1)Gilles Deleuze - Cinema 2: L'immagine-tempo Ubulibri 1989
(2)Andrej Tarkovskij – Scolpire il tempo Ubulibri1988

[maggio 2006]


IL REGISTA DI MATRIMONI

Regia: Marco Bellocchio; soggetto e sceneggiatura: Marco Bellocchio; fotografia: Pasquale Mari; montaggio: Francesca Calvelli; musica: Riccardo Giagni; scenografia: Marco Dentici; costumi: Sergio Ballo; interpreti: Sergio Castellitto (Franco Elica), Donatella Finocchiaro (Bona Gravina), Sami Frey (Il Pricipe di Gravina), Gianni Cavina (Smamma); produzione: Marco Bellocchio e Sergio Pelone per Film Albatros, Rai Cinema, Dania Film, Immagine & Cinema, con il sostegno del Mibac; distribuzione: 01 Distribution; origine: Francia/Italia 2005; durata: 107'.