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Inside man

di Marina Del Vecchio

È innanzitutto una claustrofobia di spazi che distingue Inside Man, nuovo film per il cinema di Spike Lee (dopo il precedente Sucker Free City, realizzato esclusivamente per la distribuzione in DVD). L'apertura sulle strade, sulla città, sul suo cuore pulsante e sul movimento che la distingue - città questa volta singolarmente declinata in colori terrosi, scuri, quasi ferrigni e non accesi, luminescenti e ipertrofici come in Clockers e ne La 25° ora – l'apertura, si limita ai titoli di testa e di coda che, per la scelta grafica, sono di per sé paradigmatici del gioco illusionista messo in atto dalla storia.
Il film, dunque, si svolge quasi interamente tra il caveau di una banca, dove un gruppo di rapinatori ha ideato e effettuato un sequestro assai elaborato, e la strada che si affaccia sull'ingresso principale dell'edificio, assediato dai poliziotti.
Ma una breve inquadratura di due indicazioni stradali sul palo all'angolo di una strada (una freccia verso Wall Street, l'altra verso Broadway), simboleggia indirettamente il gioco non solo del rapinatore (Clive Owen), mente della banda, ma anche dello stesso Spike Lee, suggerendoci che ci troviamo a metà strada tra un poliziesco che ha per sfondo il mondo della finanza e il puro teatro di illusione spettacolare di Broadway. Lo spunto di Inside Man è dichiaratamente citazionistico: i migliori film di Sidney Lumet (ricordati dagli stessi personaggi con frasi come "È come in Quel pomeriggio di un giorno da cani" o "Non fare Serpico"), ma non solo. Alcune inquadrature, così come il legame del personaggio di Arthur Case (Christopher Plummer) con il nazismo rimandano direttamente a un capolavoro come Il maratoneta.
È attraverso personaggi di genere che Spike Lee veicola il suo punto di vista e le sue considerazioni amare, non dissimili da quelle espresse a suo tempo da La 25° ora - sinora il suo film più maturo e uno dei più belli - : il detective Keith Frazier, interpretato da Denzel Washington, ingiustamente accusato di corruzione; la "mediatrice" sociale Madelaine White (Jodie Foster); il rapinatore "moralista" o esteta – a seconda delle letture – Dalton Russell (Clive Owen); e infine Arthur Case, il ricco banchiere dal passato equivoco. Ma il giudizio di Lee questa volta resta leggero e distaccato, come in ogni thriller che si rispetti, ed é senz'altro subordinato alla spettacolarità del gioco messo in atto da regista e sceneggiatore.
Inside Man, tuttavia, pur essendo comunque l'opera di un autore che giustamente e sapientemente si misura con un genere del passato (il poliziesco anni' 70) con occhio moderno e attuale, sarebbe perfetto come prodotto televisivo o da inserire in una serie tv, ma al cinema rivela un leggero appiattimento di stile e di linguaggio, che non è senz'altro al livello dei migliori film di Spike Lee.

[maggio 2006]


INSIDE MAN

Regia: Spike Lee; sceneggiatura: Russell Gewirtz; fotografia: Matthew Libatique; montaggio: Barry Alexander Brown; musica: Terence Blanchard, A.R. Rahman (additional songs); interpreti: Denzel Washington (Detective Keith Frazier), Clive Owen (Dalton Russell), Jodie Foster (Madeline White), Christopher Plummer (Arthur Case), Willem Dafoe (Captain John Darius), Chiwetel Ejiofor (Detective Bill Mitchell), Carlos Andrés Gómez (Steve), Kim Director (Stevie), James Ransone (Steve-O), Bernie Rachelle (Chaim); produzione: Jonathan Filley, Brian Grazer, Karen Kehela, Jon Kilik, Daniel M. Rosenberg, Kim Roth; distribuzione: Universal; origine: USA 2006; durata: 129'; web info: sito ufficiale.