NIGHTMARE DETECTIVE di Michele Nanni Nell'ultimo film di Shjina Tsukamoto, Akumu Tantei , il desiderio di morte inconscio dell'uomo metropolitano è scovato attraverso il sogno, o meglio l'incubo. Stessa tematica di Cure (Kijoschi Kurosawa) del 1997 che affrontava il problema attraverso la magia e l'ipnosi di un presunto serial killer che in realtà aiutava le vittime a scoprire il loro desiderio suicida. Lo stesso attore del film di Tsukamoto, Tsuyoshi Ujiki, è il Nightmer detective che entra nei sogni degli altri per salvarli dall'assassino, impersonato dallo stesso regista.
Un horror d'autore claustrofobico e labirintico in cui i personaggi si fondono scontrandosi ed incontrandosi nell'incubo collettivo e nella volontà suicida di una Tokio disumana e repellente, frammentata e organica come nei primi Tetsuo I e Tetsuo II .
Tetsuo I finiva con la fusione dei due protagonisti: i due corpi disumanizzati dalla trasformazione in acciaio diventavano un'unica entità a due teste: un mostro che ditrugge.
In Tetsuo II la poetica della commistione carne-acciaio si apriva a tematiche sociologiche ed appariva più evidente come la città Post-moderna e la violenza in essa connaturata, fosse la matrice del mostro “martello di carne” accumulo di rancore e potenza distruttrice alla ricerca di una catarsi: radere al suolo la città stessa.
Nell'ultimo film di Tsukamoto il serial killer degli incubi acquisisce la capacità di rigenerare la propria carne smembrata dalla lama di acciaio di un coltello che sembra l'estensione stessa del corpo. Il desiderio di distruzione ed autodistruzione avviene durante il sonno, nella fase parallela alla vita ed alla coscienza, nel momento in cui gli uomini contemporanei che odiano se stessi, il proprio lavoro ed il proprio paese, cercano di rifugiarsi, di affondare in un abisso in fondo al quale brilla un bagliore lontano nel tempo e nello spazio, un ricordo del passato, dell'infanzia. Forse un lontano desiderio di riumanizzarsi.
[novembre2006]
|
|