INTERVISTA
AD OLIVIER ASSAYAS Vorrei
sapere innanzitutto qual è il rapporto, esistente in Clean, tra
la musica di Bian Eno e più in generale la questione della musica
al cinema. Direi che
ne L'Eau Froide si trattava di un rapporto molto particolare:
è un film in cui non c'è in effetti una colonna sonora. Ma mi chiedevo se questa sorta di scultura dello spazio attraverso la musica di cui lei parla ha un corrispondente nel suo cinema anche al livello del montaggio, cioè se la usa anche in sede di montaggio e attraverso il montaggio. Diciamo che sia dal punto di vista dell'immagine che del suono in sede di montaggio faccio sempre delle cose molto intuitive. Dunque è proprio mentre monto che mi dico "Ecco, qui sarebbe interessante mettere della musica", ma è raro che io sappia prima cosa voglio utilizzare. Ora ho piuttosto la tendenza a girare molte cose diverse e dunque a scolpire la scena in sede di montaggio, a trovare una coerenza nel momento in cui monto. Ho l'impressione che in funzione del modo in cui si sviluppa la scena utilizzo la musica, ma è raro che sappia prima che genere di musica debba essere, ho piuttosto la tendenza a sperimentare delle cose. Vorrei parlare ora del personaggio di Maggie Cheung:mentre in Irma Vep è una sorta di ricordo del cinema, in Clean, invece, Frodon ha scritto che lei rappresenta piuttosto "uno stato del mondo globalizzato". Vorrei che parlasse di questa contrapposizione. Quando abbiamo fatto Irma Vep non conoscevo affatto o molto superficialmente: ci eravamo incontrati solo un paio di volte, c'era una certa intesa, ma quello che mi interessava allora, il soggetto del film era Maggie la star del cinema di Hong Kong. Ma allora avevo una visione esteriore su di lei. Maggie in Irma Vep si chiamava Maggie, ma penso che Emily assomigli alla vera Maggie più della Maggie di Irma Vep. Il suo personaggio in Irma Vep era il pezzo di un puzzle che era il film: il film è una sorta di gioco di ruoli da questo punto di vista. Al contrario un film come Clean è determinato dalla personalità stessa di Maggie, dalla sua identità che è molto moderna, perché è una donna cinese che ha una forma di libertà e indipendenza molto diversa da quella delle altre donne cinesi di oggi. Perciò tutto quello che il film racconta è l'emanazione del personaggio di Maggie, tutto si irradia a partire da lei. In Irma Vep lei era una sorta di pezzo di un puzzle, in Clean è lei il puzzle. Vorrei sapere se pensa che ci siano dei legami tra il suo cinema e quello di Hou Hsiao- Hsien con cui si è spesso incontrato. Ad esempio per quanto riguarda la questione del tempo al cinema e del passaggio del tempo e i suoi effetti sugli esseri e sulle cose: il cinema di Hou è infatti intensamente ellittico… Vorrei dire
piuttosto cosa non c'è di comune, che mi sembra quasi più
importante. Ciò che fondamentalmente non c'è di comune è
il rapport con la storia. Il cinema di Hou Hsiao- Hsien ha una specificità:
Hou, infatti, è diventato cineasta nel momento in cui a Taiwan
si poteva finalmente raccontare la storia del paese. Prima infatti nel
paese vigeva la legge marziale, c'era un regime totalitario e non si aveva
assolutamente la possibilità di raccontare la storia perché
era troppo dolorosa, troppo complicata, metteva in gioco, fatalmente,
un giudizio sulla politica dello stato taiwanese e il suo rapporto con
la Cina continentale. Nel corso degli anni '80 è stata abolita
la legge marziale e ristabilita la libertà d'espressione: all'improvviso
quella generazione di cineasti e in particolare Hou Hsiao-Hsien si poté
finalmente confrontare con la storia collettiva e si trovò investita
di una responsabilità molto importante. Ma dal punto di vista della forma, del suo stile registico, quello che dice Hou Hsiao-Hsien in HHH e cioè che " la vita moderna ci sembra indecifrabile, ma dipende tutto dallo sguardo con cui la si vede, dalla distanza. Bisogna trovare la distanza, come con il passato…". Questa idea della necessità di trovare una giusta distanza non è condiviso in Clean dal tema di ridefinire se stessi dopo una perdita, di trovare la distanza rispetto agli eventi per poterli raccontare? Sì, senz'altro. E poi sempre dal punto di vista della forma non pensa che Demonlover e Millennium Mambo di Hou Hsiao-Hsien siano accomunabili in quanto canti di fine secolo? Sì,
certo. Penso che questa questione della prospettiva, del punto di vista,
il problema, cioè, del posto del regista e del suo sguardo sia
alla fine, qualsiasi film si faccia, la questione determinante, la questione
chiave, quella da cui tutto il resto dipende. Ma penso altresì
che la risposta risieda nella domanda stessa: la maggior parte dei film,
infatti, non si pone neppure il problema del punto di vista e pensa che
venga da sé, che il punto di vista debba essere quello di una forma
di narrazione classica, onnisciente, con una capacità drammaturgica
abbastanza convenzionale. Dal momento in cui ci si pone la questione della
prospettiva e del punto di vista, invece, si rimette in discussione il
posto che viene assegnato al regista e, quindi, alla sua drammaturgia.
Lei ha detto, in un'intervista con Jean-Michel Frodon, che Désordre è un film "post-rock", "anti rock" perché il rock é il gruppo, la giovinezza, mentre il post-rock è l'individuo e, dunque, l'adulto. Clean da questo punto di vista è dunque un film post-rock? Sì. L'uno e l'altro film, definiti di solito "rock", sono piuttosto post-rock o anti rock perché hanno piuttosto a che fare con il momento in cui il rock perde il suo senso e gli stereotipi ad esso associati si decompongono. Io cerco di svelare e di riportare costantemente al reale delle cose che sono l'emanazione di questo fantasma un po' archetipico dell'idea ideologica del rock. Il personaggio di Maggie in Clean, infatti,deve innanzitutto ridiventare autenticamente se stessa prima di poter ricominciare a fare della musica al di fuori del piccolo teatro di stereotipi del rock.
Marina Delvecchio © 2005 |
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