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I PADRONI DELLA NOTTE

di Marina Delvecchio

Alla sua terza prova di regia James Gray firma un noir che dice essere ispirato al Visconti di “Rocco e i suoi fratelli”. Non che manchino i conflitti familiari forti e drammatici, certo. Siamo nella New York del 1988, nell’era pre-Giuliani per intenderci, e I padroni della notte narra la storia del conflitto, appunto, tra due fratelli schierati su fronti opposti: la legge e l’illegalità. Da un lato un ambiguo night club che serve come copertura per il traffico di droga della mafia russa, dall’altro una famiglia di poliziotti, il cui capostipite è un fantastico Robert Duvall, perfetto padre dei Caino e Abele di questo film. Bobby (Joaquim Phoenix) gestisce un locale dell’emergente malavita russa, ma per fare carriera nasconde a tutti che suo padre e suo fratello sono poliziotti. Ma quando esploderà il conflitto tra suo fratello, alla ricerca dei trafficanti di droga all’interno del night, e la mafia russa, Bobby sceglierà di difendere la sua famiglia e di rientrare nella moralità, con conseguente vestizione della divisa da poliziotto e celebrazione finale della sua scelta come quella di un eroe. Lo scontro di visioni morali nel medesimo ambiente – così come le belle sequenze iniziali, solo un po’ ad effetto – fanno sperare in un poliziesco ad alta tensione, ma poi la storia precipita rapidamente ed inesorabilmente verso la difesa dei valori morali e l’apoteosi della polizia di NYC di cui non abbiamo nessun ritratto ambiguo. E perfino il traditore Bobby diventa un eroe, con tanto di finale al ralenty uscendo da una nuvola di fumo.

[aprile 2008]