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AUTONOMAMENTE CINEMA

PROMISE LAND
(Id.,)

Regia : Michael Beltrami; Sceneggiatura : Michael Beltrami, Steve Anderson, Ted Williams, Francesca Demichelis; Richard Alexander; Montaggio : Ilaria Fraioli; Musica originale : Giovanni Venosta; Canzoni orignali : Ruth Gerson; Interpreti : Chad Smith, Ruth Gerson, Giuseppe Cederna, Lalaine Bauchau; Produzione : Amka Films; Distribuzione : Orione Cinematografica; Origine : Italia/Svizzera, 2004; Durata : 99'.

Film decisamente articolato sia dal punto di vista produttivo (coproduzione svizzera con finanziamenti italiani) che realizzativo (numerose sequenze dell'opera sono state girate da Beltrami 15 anni prima), il primo lungometraggio - dopo vari documentari realizzati per la televisione svizzera - del cineasta nato a Colonia Michael Beltrami, racconta della fuga da Los Angeles di Ethan Wildwood, enfant prodige candidato all'oscar per la sua interpretazione, quando era ancora bambino, nel Piccolo Cowboy . Dopo aver dato fuoco alla propria roulotte, Wildwood, in procinto di abbandonare tutto, accetta - non senza perplessità - la proposta fattagli da un amico produttore televisivo che gli offre la possibilità di realizzare brevi storie on the road per la televisione italiana. Nel suo peregrinare errabondo (a bordo di una magnifica, variopinta automobile “promozionale”) Ethan entrerà in contatto con Vick, una folk-singer girovaga in cerca della figlia scomparsa dieci anni prima in circostanze misteriose. L'incontro con la donna lo spingerà ad intraprendere una ancor più profonda e personale ricerca volta allo disvelamento di verità legate ad aspetti nascosti della sua singolare e sofferta esperienza. Promise Land è una sorta di “diario filmico” all'interno del quale viene registrata e raccontata la difficile e sofferta ricerca identitaria di un individuo che vive la propria dimensione esistenziale come fosse un film. Wildwood è, come dice il regista stesso, “un emarginato, considerato un perdente da una società che non ammette la mediocrità e tantomeno l'insuccesso. Non a caso Ethan Wildwood vorrebbe far perdere le sue tracce, scomparire, annullarsi nell'immenso territorio di un'America sconfinata che in ogni angolo gli ricorda quello che per lui è il territorio del cinema.” Scritto e diretto dallo stesso Michael Beltrami, il film è, come detto sopra, frutto di un lungo processo di ideazione di cui lo schermo si fa fisiologicamente testimone nel mostrare immagini su supporto 16 mm. Sono, infatti, proprio questi inserti dall'acerbo sapore documentaristico (e, ancora una volta, diaristico) a ricoprire l'aspetto più affascinante del film stesso. Fisionomie Usa che riecheggiano a loro volta le gesta di placidi e folli drop out accasciati ai bordi, in perenne oblio, statici lungo i margini di un'esistenza che pare non curarsi in alcun modo di loro e della loro presenza: il proprietario della stazione di servizio presso la quale Ethan pernotterà in veste di magazziniere o, ancora, l'uomo che attende l'arrivo della posta sul proprio furgone parcheggiato in mezzo al nulla. Così vicina e così lontana dalla Land of Plenty wendersiana, la Terra promessa di Beltrami garantisce, nonostante si avverta una significativa e pregnante debolezza nell'orditura narrativa, uno sguardo sufficientemente acuto sullo stato della profonda provincia americana in cui dis/illusione e nostalgia, speranza e sofferenza spesso danno vita ad un'inscindibile binomio emozionale. Promise Land diventa dunque, quasi autonomamente, la testimonianza - ad opera del cinema in quanto apparato tecnico in grado di mantenere un sempre significante grado d'indipendenza anche e soprattutto rispetto alle scelte di chi vi opera dall'interno (il regista in primis) - di un sentire e percepire la realtà circostante scissa da qualsivoglia tipologia d'approccio poetico e/o programmatico. Sono le distese deserte e gli spazi di cui non si avverte l'orizzonte, così come i relitti umani che vi si trascinano e scivolano all'interno, a portare alla luce la capacità cinematografica - da una prospettiva tecnica ed emotiva - di riprodurre sensibilmente un luogo e uno spazio psico-fisico, vasto o sparuto che sia.

- Diego Borgazzi -