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VENEZIA
2005
THE
WILD BLUE YONDER - GRIZZLY MAN
Morfologia
di un paesaggio sconfinato
di
Michele Nanni
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Herzog ci
parla di un pianeta morente attraverso la voce di un alieno proveniente
dalla galassia di Andromeda, interpretato dall’attore Brad Dourif.
Quello che con buona probabilità accadrà agli uomini ed
al suo pianeta.
L'alieno ci racconta di una missione intrapresa dalla Nasa, gli astronauti
sarebbero stati spediti nello spazio per aver contratto un’epidemia
sconosciuta arrivata sulla terra da un'asteroide, un corpo estraneo. Casualmente
il viaggio sarà una sorta di ribaltamento rispetto quello dell’alieno
narratore sbarcato a suo tempo sul nostro pianeta.
Lo incontriamo in uno spazio decontestuale, una distesa di pale eoliche
che freddamente immagazzinano l'enegia del vento, un monumento Neoclassico
al centro di un crocevia ferroviario senza stazione, un’area che
sembra una vecchia discarica abusiva. L'assenza di cui è impregnato
questo paesaggio sconfinato accentua i tratti alieni di chi parla, ma
anche di chi ascolta. Rifiutate le geometrie euclidee ed attualizzabili
della città, Herzog presenta un uomo alieno e la desolazione di
un mondo astratto per farci indossare le tute degli esploratori spaziali
in un viaggio oltre i confini dell’universo.
Sin dall'inizio, per affrontare un percorso così lungo, si pone
il problema del tempo: occorrerebbero milioni di anni per arrivare fino
ad Andromeda con mezzi convenzionali, così tanti quanti ne sono
stati necessari all’intera evoluzione dell’uomo fino ai giorni
nostri.
A questo punto interviene la scienza a darci la soluzione con la teoria
"matematica del trasporto caotico": il movimento di oscillazione
imperfetto dei pianeti produrrebbe, attraverso campi di forza, dei tunnel
che renderebbero possibile l’elusione del tempo, l'immissione immediata
nello spazio profondo.
In "Grizzly man" W.H. dichiara di non essere d'accordo con chi
vede l’universo dominato da una legge d’armonia ma piuttosto
da caos, distruzione e disperazione. In "The Wild Blue Yonder"
ne fa una teoria scientifica, un rumore inorganico che annulla le distanze.
Non è superfluo far chiarire agli scenziati della Nasa che l’intuizione
della loro teoria sia stata ispirata osservando le stelle cadenti o osservando
gli schemi della cattedrale di Chartres o di come, per comprendere l'annullamento
dello spazio temporale abbiano lavorato come l’artista. W.H. attinge
dai fondamenti scientifici più moderni, dall’ermeneutica
e dalla teoria della complessità, da quei territori dove la scienza
tende ad uscire dal piano della referenza, a sconfinare nel piano dell’immanenza,
del concetto, tanto che i matematici intervistati ci sembrano pensatori.
Per ogni sconfinamento, per ogni viaggio di andata, c'è anche un
viaggio di ritorno, due percorsi speculari: l'alieno si umanizza ripercorrendo
le tappe e gli errori della storia, diventando giudice e coscienza del
passato, gli astronauti invece, attraverso un procedere vorticoso, fluttuante,
privo di gravità, si alienano, si fanno portavoci di una veggenza
fluida che ci rimanda ad un futuro in cui l’uomo abbandonerà
la terra lasciandola al suo aspetto primitivo mentre vagherà tra
le stazioni dei suoi tunnel cosmici.
Anche "Grizzly man", l'uomo che ha vissuto per anni insieme
agli orsi, opera uno sconfinamento “…ha superato quella linea
invisibile…” e nello stesso tempo compie per volontà
propria un ribaltamento funsionale alla propria trasformazione: uomo braccato
dall’uomo, bracconiere dei bracconieri, uomo braccato dagli orsi,
uomo orso, orso. Per compiere questo percorso è necessario innansitutto
rifiutare la civiltà, poi la propria umanità, la propria
fisicità: il ricongiungimento pieno con la natura-mondo coincide
con l’atto estremo di farsi divorare dal vecchio orso. In Kaspar
Housen W.H. poneva il personaggio nella condizione limite disumanizzante
dell’individuo cresciuto come un animale in cattività per
conferirgli la più alta coscienza della condizione umana attraverso
visioni febbrili: una collina sassosa, ricoperta di nebbia dove una folla
in processione cammina verso la sommità per incontrare la morte.
In "The wilde blue yonder" il punto di arrivo, l’immaginaria
origine dell’alieno, l’immaginata terra promessa degli astronauti,
è l’abisso protetto dal cristallo ghiacciato della calotta
polare, dove le due entità contrapposte del personaggio herzoghiano
uomo e alieno si riflettono specularmente.
L'uomo è un estraneo di fronte allo stupefacente fascino di un
mondo arcaico, presente solo come viaggiatore osservatore, ormai troppo
evoluto per reagire alle interpellazioni degli abitanti autoctoni, forme
di vita primordiali che si esprimono con linguaggi troppo o troppo poco
complessi.
Ormai il viaggiatore alieno e gli uomini condividono nella loro indiscernibile
interscambiabilità, la materia fluida, amniotica, feto astrale
e feto terrestre.
Gli uomini pesce si dispongono ad abbandonare il brodo primordiale per
risalire dal tunnel scavato nel ghiaccio come spermi nell’utero
di un mondo da ricreare, un altro viaggio sconfinato.
Nel brutto paesaggio del cinema contemporaneo il cinema di Herzog è
pronto a rimettere tutto in discussione, le definizioni, i generi, il
ruolo della scienza e dell’arte, lo scopo della civilizzazione e
il ruolo dell’uomo: il suo cinema è moderno perché
capace di scendere e salire in un circolo ininterrotto dalla più
profonda e ignota pulsione primordiale ai territori emozionali della più
alta poetica.
[novembre
2005]
THE
WILD BLUE YONDER
Regia
e sceneggiatura: Werner Herzog; direzione della fotografia:
Tanja Koop, Henry Kaiser, Klaus Scheurich; montaggio:
Joe Bini; musiche originali: Ernst Reijseger, Mola Sylla,
Tenore e Cuncordu de Orosei; suono: Joe Crabb; interpreti:
Brad Dourif, gli astronauti dello Space Shuttle STS-43, i matematici della
Nasa/Jpl/Caltech di Pasadena; produzione: Werner Herzog
Filmproduktion TetraMedia, West Park Pictures, France2 per BBC e FR2,
col sostegno del Centre National de la Cinématographie CNC; distribuzione:
Werner Herzog Film, Tipota Movie Company, Fandango Italia; origine:
Francia, Germania, Gran Bretagna 2005; durata: 81’; web
info: sito ufficiale.
GRIZZLY
MAN
Regia,
soggeto, sceneggiatura e voce narrante: Werner Herzog; fotografia:
Peter Zeitlinger; montaggio: Joe Bini; musica:
Richard Thomson.
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