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INTERVISTA AD APICHATPONG WEERASETHAKUL

(Venezia 1 settembre 2006)

a cura di Marina Delvecchio e Michele Nanni

the wild blue yonder

In Syndromes and a century ci ha colpito il tema della memoria. Abbiamo l'impressione che questo abbia a che fare con la sovrapposizione dei piani temporali: è così?Vorremmo anche sapere qual è il rapporto tra il tema del ricordo e la filosofia buddista come pratica di vita.

La memoria è il modo in cui affronto il ricordo dei miei genitori, tuttavia per me era impossibile ricreare quel mondo perché non ne ho esperienza diretta. Perciò il film è più una progressione dei miei ricordi di regista, cioè delle persone che ho conosciuto, del cast e, infine, dei luoghi che abbiamo attraversato durante le riprese. È qualcosa che si è sviluppato nel corso della realizzazione e rappresenta un modo che definirei "organico" di concepire un film, in particolare in rapporto al tema che riguarda questo film, e cioè quello della memoria. Per quanto riguarda il buddismo penso che emerga attraverso la reincarnazione, cioè come siamo in grado di reinventare noi stessi in forme umane o in altre forme. Spero che dopo aver visto il film il pubblico percepisca questo sentimento di cambiamento e di trasformazione.

Nel film in effetti ci sono molti riferimenti alla religione, soprattutto nella prima parte. In particolare nella scena in cui il monaco e il dentista parlano della reincarnazione. (Nella seconda parte, invece, prevale la presenza della tecnologia e della modernità). Vorremmo sapere qual è per lei il rapporto tra scienza e religione.

Per me il buddismo è abbastanza scientifico come religione. Quanto mediti, ad esempio, provi qualcosa che ti tocca fisicamente. Oppure quando ci si innamora è la chimica del corpo a reagire. Nel buddismo le emozioni, come l'amore, sono innanzitutto mentali, la mente non è staccata dal corpo e viceversa. Come religione il buddismo cerca di capire anche come funziona la nostra mente e come questo influenza l'individuo. Credo che la sua essenza risieda nel modo in cui le cose sono collegate l'una all'altra e mai considerate separatamente.

Cosa rappresentano per lei la prima e la seconda storia? Ci chiedevamo se c'è un simbolismo esplicito nel fatto che la prima parte è caratterizzata da scenari e da una luce naturale, da linee prevalentemente rotonde, mentre nella seconda parte le linee sono nette e squadrate, la luce artificiale e acida, c'è una specie di "rumore bianco" di sottofondo e lo sfondo sembra prevalere sugli individui.

Veramente non c'è simbolismo. Tutto avviene spontaneamente nel film e cerco di non analizzare se ci sono dei simboli. Ha più a che fare con l'influenza che le persone e i luoghi hanno gli uni sugli altri. Ad esempio durante le riprese eravamo dipendenti dalla luce naturale per quanto riguarda la prima storia perciò ovviamente tutti speravamo che ci fosse il sole e questo ha influenzato il modo in cui durante le riprese ho cambiato la sceneggiatura.

Ci chiedevamo se ci sono registi o artisti visuali che hanno influenzato la sua formazione estetica, soprattutto per la costruzione dell'inquadratura. Tuttavia anche la particolare struttura delle due storie, che hanno parecchi elementi comuni che si ripetono specularmente e che poco prima della conclusione presentano un'eclisse, naturale nella prima storia e astratta nella seconda.

Forse l'idea della ripetizione dipende soprattutto da Mozart e dal fatto che il film è nato su commissione di Peter Sellars e del progetto "New Crowned Hope" per celebrare l'anno mozartiano. Soprattutto al montaggio avevamo presente quest'idea della ripetizione che é centrale nella musica classica e in particolare in Mozart. Ma naturalmente il mio lavoro di regista è influenzato da qualsiasi altro tipo di film e di artisti. Sono troppi per poterne fare i nomi. Naturalmente amo i registi della New Wave e pittori come Andy Warhol: artisti cioè che hanno cambiato radicalmente la nostra visione del ruolo dell'arte.

I suoi studi di architettura hanno influenzato il suo lavoro di regista?

Credo che faccia parte del modo di guardare lo spazio, di come si inserisce accosta lo spazio nel tempo e come le persone la gente che occupa un certo spazio sono influenzate psicologicamente dai colori dalle forme e tutto questo passa attraverso il tempo. Penso che il film agisca nello stesso modo e quindi in un certo senso io manipolo il pubblico, ma in modo positivo.

Come pensa che la sua arte rappresenti il suo tempo? Mi riferisco in particolare al titolo inglese "Syndromes and a century".

Ha a che fare con il comportamento umano e con il modo in cui siamo legati gli uni agli altri. È come una malattia ma in senso positivo , per questo "syndrome". Per quanto riguarda "century" il film è dedicato ai miei genitori: parlare di loro nella mia prospettiva che guarda al futuro fa sì che la mia e la loro generazione si riflettano l'una nell'altra è come un ritorno alla vita.

Qual è nel film il ruolo della musica diegetica parte e della musica extradiegetica?Qual è eventualmente la sua relazione con la musica di Mozart, che faceva parte della commissione originale (del progetto New Crwned Hope)?

La musica del film ha poco a che vedere con Mozart perché per me Mozart è più nello spirito e nell'essenza del film. Nel film la musica serve a rappresentare le due parti del film così come appaiono: dato che la prima parte rappresenta mia madre anche la musica, come il paesaggio, è più naturale, le persone cantano spontaneamente. Nella seconda parte invece è più simile ad una colonna sonora vera e propria e perciò extradiegetica. È più artificiale e manipolata, ma per far sì che ci si renda conto che è un film in cui la seconda parte riprende la prima e si specchia in essa. Era questo il modo in cui abbiamo usato il suono.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Non sono sicuro che verrà realizzato ma sto lavorando a un film di fantascienza che si chiama "Things of Utopia": parla di un uomo che non ha storia, che non parla nessuna lingua, non appartiene a nessuno Stato. Viaggia attraverso lo spazio e costruisce la sua storia man mano lungo il viaggio e con le sue interazioni con gli animali e i mostri che incontra attraversando lo spazio. È una sorta di storia d'avventura.

Il paesaggio è sempre molto importante nei suoi film: qual è il suo ruolo in particolare in Syndromes and a century ?

In effetti il paesaggio è sempre molto importante nei miei film e potrei dire che è il protagonista dei miei lavori: è un vero e proprio personaggio e spesso anche la sceneggiatura cambia in ragione del paesaggio anziché il contrario, come succede di solito. Per me è qualcosa di molto naturale, che fa parte del mondo e non mi sento di fare un commento sul rapporto, ad esempio, tra paesaggio e architettura moderna, vorrei che emergesse semplicemente come nel film, in modo appunto naturale, senza simbolismi.

Può dire qualcosa a proposito della scena finale? Mi riferisco in particolare al rapporto tra la sua arte e il nostro tempo, a come si pone nel nostro tempo, a come può tentare di rappresentarlo.

Nella seconda parte del film si vede un sotterraneo illuminato a neon con delle persone senza arti che si sforzano comunque di camminare: in questo senso forse il film parla si speranza di trasformazione, di cambiamento, come ho già detto. E nella scena finale, quando si vedono delle persone che danzano insieme ci si rende conto che in fondo è umano anche questo tentativo di migliorare il nostro corpo e noi stessi. In qualche modo parla anche della nostra società che ci obbliga a fare tutti la stessa cosa, ma in qualche modo il messaggio è positivo. Vorrei che il pubblico si sentisse alla fine come se stesse danzando e che percepisse questa celebrazione della vita.

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