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Il Popolo Nuovo: il cinema di Joaquim Pedro De Andrade.

di Michele Nanni

"L'arte, soprattutto l'arte cinematografica,
deve partecipare a questo compito:
non rivolgersi ad un popolo presupposto, che c'è già, ma contribuire all'invenzione di un popolo.
Nel momento in cui il padrone, il colonizzatore proclamano "qui non c'è mai stato un popolo" ,
il popolo che manca è un divenire,
esso si inventa, nelle bidonville e nei campi,
oppure nei ghetti, in nuove condizioni di lotta
alle quali un'arte necessariamente politica
deve contribuire." *

Couro de gato ( pelle di gatto ): dalla favela di Cantagalo, a Rio de Janeiro, i bambini scendono nella città dei ricchi, tra i bar e i giardini delle villette della borghesia, per catturare i gatti da rivendere, la cui pelle verrà usata per farne tamburelli di carnevale. Dei bambini partiti uno riesce a portare a casa la preda, un gatto bianco d'angora. Se ne affeziona, ma dovrà separarsene per sopravvivere. Nel pianto d' affetto e necessità del bambino della favela, Joaquim Pedro de Andrade pone il germe di un popolo nuovo, un popolo che non esiste come presupposto ma che si deve reinventare da capo, al di fuori delle formule buoniste del "colonizzatore".

La ricerca di una matrice culturale autonoma per la ricostruzione di un popolo brasiliano nuovo è presente in tutta l'opera di De Andrade. Anche in Garrincha, gioia del popolo si sovrappongono due mondi. Il primo è quello creato ad arte dal potere, in cui il mito del calciatore, che affiancò Pelè nelle glorie della squadra nazionale, è usato come il rovescio arcaico della violenza capitalistica. Nel film si spiega come in Brasile il gioco del pallone sia secondo, per emozioni, soltanto alla guerra. Da una prima interpretazione la palla sarebbe come il ventre materno e da ciò nascerebbe il patos per il suo destino. Ma la seconda e più diretta interpretazione mette in evidenza la necessità della massa di sfogare la frustrazione della propria quotidianità. In questo modo il popolo, ridotto a massa, subisce doppiamente la violenza delle classi dominanti, non solo subisce il potere, ma lo mitizza per un bisogno, una necessità arcaica di adorazione al pari di quella religiosa (ma più controllabile). Il secondo mondo rappresentato nel film è quello del paese natale di Garrincha, il borgo industriale dove anche il gioco del calcio ha le proprie regole, per esempio buttare la palla fuori è peggio che fare autogol. E' proprio in questo contesto che ritroviamo le qualità non convenzionali del campione di dribbling che perde la testa con facilità, che non riesce a trovare un ruolo fisso e che, a detta dei dottori ufficiali, non è adatto all'attività agonistica per problemi di conformazione fisica (gambe storte).

Due mondi, uno autentico in cui ci si inventano le regole per necessità e sopravvivenza, l'altro dove si seziona, si seleziona e si ricrea tutto a misura del potere. Come dichiara Glauber Rocha " Garrincha è il nostro nuovo cinema nazionale tanto quanto Vite aride e Sole sopra la terra, e lo si può definire un film d'autore realizzato con un'espressione tecnica ed estetica in cui le idee e la messa in scena costituiscono un insieme attivo di realismo critico. (.) Garrincha è un tipo di Cinéma Verité, non un Cinéma Verité come tipo di cinema. Dal momento che tengo molto ad usare una terminologia appropriata, propongo di definirlo cinema d'autore come Cinéma Vérité: in sintesi, Cinema Novo."

Il De Andrade più maturo lo troviamo in Macunaima , dove il mito dell'uomo brasiliano viene riadattato secondo i nuovi principi del "tropicalismo", un uomo che può essere sia bianco che nero, nuovo nella sua predisposizione ai miracoli ed al suo sguardo innocente ed ancestrale nei confronti della città civilizzata e del potere politico. Macunaima riscopre i personaggi della mitologia brasiliana, li deforma e attraverso la fabulazione reinventa da capo un popolo brasiliano nuovo.

* Gilles Deleuze, L'immagine- tempo, p. 241