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Concorso

IL DETERMINISMO - VIVIBILE E VIVENTE - DELLO SPAZIO (FISICO)

EJFORIJA (Euforia), Russia, 2005, di Ivan Vyrypaev
Concorso

JUOBODNOE PLAVANIE (Free floathing), Russia, 2006, di Boris Khlebnikov
Orizzonti

OSTROV (L'isola), Russia, 2006, di Pavel Lounguine
Fuori concorso

Soprav/vivere nel “proprio” spazio quotidiano, r/esistere alle coordinate fisico-ambientali dettate da un luogo e affrontare le difficoltà esistenziali legate a questi stessi convivi, forzati o meno che siano; questo il diktat tematico che, sotto forma d'invisibile e sotteso trait-d'union poetico si stabilisce tra le tre eterogenee pellicole. Nell'esordio cinematografico - dopo un'intensa e felice attività teatrale nel collettivo «Teatr.doc» - del siberiano Ivan Vyrypaev si avverte con chiarezza l'influenza dettata dal luogo all'interno del quale la storia d'amore tra Pasha e Vera si svolge. Per stessa ammissione dell'autore, infatti, il film narra della “storia di persone che vivono come reclusi nella steppa, piccole figure in un imponente paesaggio, a un tempo meraviglioso e inquietante. Il maestoso fiume Don è il testimone silenzioso della loro passione.” Differente ma non dissimile situazione per quello che riguarda la pellicola firmata da Boris Khlebnikov: una storia di contemporanea precarietà - d'affetti, lavoro, identità - in un piccolo e deserto villaggio russo. Al centro del film le difficoltà del giovane Lyonya nel relazionarsi ad un quotidiano asfittico e noioso, tra lavori saltuari ed un futuro fortemente improbabile. Dal canto suo, anche Pavel Lounguine, nel tratteggiare le gesta di Anatoly, - un ex marinaio reo di aver provocato la morte di un suo superiore durante l'anno 1942 - auto-recluso su un'isola del Mar Bianco, e oramai consacratosi profeta e primo guaritore, oltre che gran peccatore, si concentra principalmente sull'influenza esercitata dalla porzione galleggiante di mondo che ospita ed insieme costringe il monaco pentito. La macchina da presa lambisce il profilo dell'isola scolpito dall'acqua, si ferma ad osservare e sondarne gli anfratti naturali quali risultanti geologiche e fisiche dell'azione atmosferica come a mostrare il lento ma inarrestabile processo metodologico cui sono sottoposti sia lo spazio medesimo sia gli esseri umani chiamati ad abitarlo. Nel mettere in scena, ognuno a suo modo e con le relative ed originali scelte stilistiche, le loro storie, i tre registi arrivano tutti parimenti ad una quasi totale identificazione tra coscienza del luogo (quindi del vivibile) e coscienza dell'essere (dunque del vivente). Che si tratti delle forse eccessive performance della camera lanciata in prospettiva aerea in Euforia o della lucida, più pacata dolenza, empatica e a tratti grottesca messa in scena di Free floathing , senza dimenticare l'osservazione minuziosa presente e pregnante all'interno di The island , ciò che maggiormente colpisce in questo anomalo trittico cinematografico russo è, in primis, il monito identitario lanciato dall'ambiente circostante. I vibranti caratteri dei luoghi (cinema) diventano, per diretta filiazione atmosferico-umorale, i riflessi interiori che spingono e motivano i protagonisti ivi iscritti(vi). E' per questa ragione, dunque, che si riscontra un imprescindibile parallelismo tra i modi terracquei dell'isola e i moti esistenziali di Anatoly all'interno di Ostrov o, analogamente, la timidezza e la reticenza ad esistere del giovane Lyonya in inscindibile analogia con la grigia, decadente periferia russa costituita di strade lacunose e abitazioni crivellate dai colpi di un'impietosa cronologia terrestre. Se non vi fosse una totale osmosi anche tra l'implicita follia e latente esuberanza tipica della steppa di Ejforija e chi la vive, probabilmente non avrebbe ragione di esistere e palesarsi, così spregiudicata, la dinamica amorosa instaurantesi tra l'emarginato Pasha e l'affascinante, già sposa di un altro uomo, Vera. La presenza del luogo e, soprattutto il suo porsi fisicamente come elemento primario della narrazione, fanno sì che esso stesso venga a ricoprire il ruolo insindacabile di garante dell'Essenza attoriale medesima. Anatoly e Lyonya, così come Pasha e Vera, possono soffrire e ridere, amarsi ( Euforia ), esistere, resistere ( Free floathing ) e professare i loro credo ( Ostrov ) soltanto dopo essersi “immolati” nella terra che ha donato loro, e li chiama, alla vita. L'esistere gli è possibile solamente dopo aver raggiunto ed accettato l'accordo imprescindibile con ciò che legittima le loro gioie e le loro stesse sofferenze. Vivere nei luoghi è farsi vivere dagli stessi, accettare le condizioni di esservi…, per essere.

- Diego Borgazzi -