IL NECESSARIO (IN)VISIBILELe pressentiment (Id.,) Francia, 2006, di Jean Pierre Daroussin Settimana della critica Forza superiore al volere degli esseri umani, la necessità è un tessuto-sensibile che solo parzialmente attiene alla manifestazione esteriore. A volte è semplicemente una palese esternazione legata ad una dinamica fisico/corporale; altre volte, invece, è un moto seppur insopprimibile, impossibilitato a rendersi “pubblico”. Sospesa tra la reticenza di porsi nella propria visibilità e la fisiologica, invisibile liceità d'essere, la Necessità assurge, nelle tre pellicole francesi, al ruolo di protagonista. Liberamente tratto da un romanzo di Emmanuel Bove, l'attore e regista Jean-Pierre Daroussin mette in scena le gesta di un avvocato che decide di cambiare vita lasciando moglie e figli per andare ad abitare in un quartiere popolare di Parigi. L'abbandono degli agi relativi alla sua precedente classe sociale testimonia di una - necessaria - neo/pratica esistenziale in grado di consentire allo stesso di riappropriarsi della propria esistenza. Varcata la soglia del visibile, la necessità dell'avvocato si trasforma, seppur con toni estremamente sommessi, direttamente in un nuovo modus vivendi. Non importa sapere se a spingere l'uomo in questa insolita avventura sia stato un “pre/sentimento” avuto in sogno - e mostrato nelle oniriche battute conclusive della pellicola - o altro; ciò che risulta “evidente” è la forza e la portata di quello che l'uomo prova all'interno di se stesso, appunto, come personale ed insopprimibile Necessario. Per quanto immotivata e/o gratuita possa risultare la scelta dello stimato avvocato di allontanarsi dalla propria famiglia, rimane l'ineluttabilità legata al sentimento medesimo. Di segno decisamente più materico (ma sarebbe scorretto non leggere nella fisicità della giovane donna una profonda sofferenza emozionale) è il Necessario secondo Maïté, la giovane protagonista del film Sept ans . Rinchiusa nella tetra attesa che il marito Vincent esca dal carcere, la donna sperimenta (instaurando una relazione amorosa e sessuale con una guardia dello stesso istituto penitenziario all'interno del quale il marito è recluso) suo malgrado, le complesse conseguenze di una necessità (anche, ma non semplicemente di segno corporeo) che acquista forza e vigore all'interno di sè. Di Necessario soppresso, in stallo nelle recondità interiori del proprio io, ne è - se ancora ce ne fosse bisogno - regina incontrastata Isabelle Huppert, che nel film di Joachim Lafosse dal titolo Nue propriété , si trasforma, attraverso una recitazione misurata ed insieme fortemente disturbata, da tacita e accondiscendente genitrice in una donna che, per rispondere alla chiamata della propria necessità interiore, abbandona i due figli, oramai adulti ma ancora incapaci di prendersi cura di se stessi, al proprio destino. Chiaramente percepibile nei gesti e nelle movenze, o ancora e diversamente, altrimenti indecodificabile nelle manifestazioni statiche, le peculiari necessità degli interpreti delle tre pellicole francesi portano alla luce - rendendolo avvertibile in filigrana - un tessuto sopra il quale tutti noi siamo costretti ad incedere per riuscire, pur con atroci difficoltà, a sopravvivere. Nonostante venga preso in esame, il corpo (anche del cinema) cede il passo ad un meno esibibile aspetto umano: il Necessario. L'imprescindibile che ci guida nel quotidiano è, dunque, come bene tratteggiato dai tre registi, la prima e più importante necessità alla quale relazionarsi se si vuole essere. Le pressentiment , Sept ans e Nue propriété tracciano, ognuno a suo modo e con le proprie, relative lacune, la mappatura interiore e comportamentale quale prima e diretta conseguenza di un sentire che a sua volta è la copia inalterabile di ogni, personale e singolo set up emozionale; la qualità di ciò che non può essere diverso da quello che è. - Diego Borgazzi - |
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