Concorso PAPRIKA di Marina Delvecchio
"I giapponesi sono gli ultimi pagani e allo stesso tempo i primi postmoderni di successo"scrive Antonia Levi a proposito della "sacralizzazione del tempo produttivo" nel Giappone contemporaneo e della particolare convivenza che si è venuta a creare tra l'animismo religioso (shinto) giapponese e la forte spinta tecnologica della modernità. Nella concezione circolare e sincronica del tempo orientale esiste una connessione diretta tra uomini e dei. Connessione che nella società giapponese convive senza troppe contraddizioni con il culto della modernità vissuta, tradizionalmente, non come progressione della vita umana da un punto all'altro, ma come circolarità in cui non si smette mai di trasformarsi e di imparare. È in quest'ottica che si inserisce anche l'opera degli autori di anime giapponesi, innanzitutto Hayao Miyazaki, ma anche Paprika del giapponese Kon Satoshi, già conosciuto per Tokyo Godfathers (2003), per quanto quest'ultimo si collochi forse in un contesto produttivo più fortemente occidentalizzato. Sia per le tematiche che per l'immaginario visivo Paprika si presta a diventare rapidamente un cult presso gli amanti del genere. Tratto da un best seller di science fiction molto amato in Giappone, tratta, attraverso le vicende di un'eroina femminile dalla doppia identità, del confine tra sogno e realtà nell'era mediatica, con uno spunto narrativo che ricorda lo Strange days di Kathrin Bigelow. Alla tematica principale si affiancano poi una serie di corollari: il tema del doppio, la responsabilità della scienza nei confronti delle nuove scoperte tecnologiche e, infine, il tema della realtà virtuale. È forse questo uno dei difetti principali del film: l'affastellarsi di tematiche e di spunti impedisce infatti di definire chiaramente e nettemente un tema principale. Anche la moltiplicazione iconica dell'immaginario visivo, aldilà del suo aspetto accattivante, rischia di risolversi troppo facilmente in un catalogo citazionista dell'iconografia contemporanea. A meno che non la si consideri proprio come una critica dello stretto legame tra sogno e pubblicità, tra creazione artistica e slogan politici che si è venuta a creare nella società postmoderna e che in Paprika viene evocata dalle macchine creatrici di sogni, le DC mini, attraverso cui il potere costituito riesce a controllare le persone. Regia e Sceneggiatura : Kon Satoshi; Montaggio : Seyama Takeshi; Musica : Hirasawa Susumu; Voci : Hayashibara Megumi, Emori Toru, Hori Katsunosuke, Furuya Toru; Produzione : Madhouse Inc.; Origine : Giappone, 2006; Durata :90'. [settembre 2006] |
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