Evento speciale Fuori Concorso LETTERE DAL SAHARA di Michele Nanni "Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, Lettere dal Sahara e Nuovo Mondo , in apertura e chiusura della 63° mostra di Venezia raccontano due diverse storie di immigrati. Nel primo, ambientato ai giorni nostri, Assane, senegalese, compie il viaggio da clandestino percorrendo la rotta fino a Lampedusa. Attraversa l'Italia da sud a nord, fino a trovare lavoro e permessi. Ma alla fine decide di tornarsene a casa per problemi di integrazione ed identità. Nel secondo, ambientato all'inizio del secolo scorso, una famiglia di italiani compie la traversata dalla Sicilia all' America. Se si affronta oggi il tema dell'immigrazione è meglio scegliere la strada di De Seta, un autore che da sempre ha trattato i problemi degli esclusi e degli emarginati e che si è sempre preoccupato di approfondire i temi che trattava, senza caricare la storia con vicende troppo sentimentali, innaturali, piccolo borghesi. Lettere dal Sahara sembra un film ingenuo, ma non lo è affatto: è molto più profondo, ad esempio, di tanti superficiali "speciali" televisivi. E' vero che è sempre più difficile avere un pubblico se non si crea una vicenda funzionale all'intrattenimento, parallela, più che rappresentativa della realtà. Ma a questo scopo è allora più funzionale il cinema commerciale oppure la televisione che crea una sua realtà virtuale. Se si affrontano temi importanti come l'immigrazione, l'identità, l'appartenenza, si ha una responsabilità di altro ordine rispetto all'intrattenimento. Basta pensare alla differenza tra le due traversate, in De Seta e in Crialese: quella breve e drammatica di Assane, quella lunga e melo- drammatica di Salvatore Mancuso. Nuovo Mondo cerca, inoltre, dall'inizio uno sguardo imparziale, un immedesimarsi neutro nel punto di vista dei personaggi, ma è proprio in questo che fallisce: quando vediamo i nostri connazionali belli, orgogliosi, forti, intelligenti, con un enorme spirito di adattamento, scontrarsi con le "stupide regole degli americani" , non siamo meno razzisti ed intolleranti di prima, ma forse solo più orgogliosi della nostra identità così codificata. Come dice De Seta citando a memoria Majakovskji: "Il cinema è un gigante, potrebbe cambiare il mondo, ma l'industria gli ha gettato una manciata di polvere d'oro negli occhi". Regia e sceneggiatura : Vittorio De Seta; Fotografia :Vittorio Gambone; Montaggio: Marzia Mete; Musica: Mario Tronco; Interpreti : Dijbril Kebè, Paola Aimone Rondo; Produzione :A.S.P.; Origine : Italia, 2006; Durata : 123'. [settembre 2006]* Vittorio De Seta |
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