ConcorsoGLI STATI (SONNO E VEGLIA) LIQUIDI di Tsai Ming-LiangHEI YANQUAN (I don't want to sleep alone/Occhi cerchiati)Regia, Sceneggiatura , Fotografia : Tsai Ming-Liang; Scenografia : Lee Tian-Jue, Thang Shian-Chu; Costumi ; Sun Hui-Mey; Montaggio : Chen Sheng Chang; Interpreti : Chen Shiang-Chyi, Lee Kang-Sheng, Norman Atun, Pearlly Chua; Produzione : Homegreen Films Co., Soudain Compagnie; Origine ; Taiwan/Francia/Austria; Durata : 115'. Da sempre la presenza, così come l'imprescindibile e conseguente utilizzo scenografico/drammaturgico, dell'acqua è una costante - non meramente! - scenografica e una dominante lirica all'interno dell'intera filmografia di Tsai Ming-Liang. Perfettamente contraddistinta e contenuta all'interno di quella che potremo definire, seguendo la particolare metodologia classificatoria attuata dal filosofo francese Gilles Deleuze nei due volumi dedicati all'Arte cinematografica, L'immagine-tempo e L'immagine-movimento, Immagine-Infezione, anche in quest'ultimo tragico e magnifico capitolo autoriale della filmografia del cineasta di Vive l'amour (Leone D'oro nel 1994), è proprio l'acqua stessa ad assumere rilievo ed importanza nel contesto della messa in quadro e della medesima, rarefatta, narrazione. Proprio in relazione a quest'ordine di considerazioni, il regista stesso ha dichiarato: "Questo è il primo film che faccio in Malesia, la mia terra. Abbiamo scoperto un posto particolare a Kuala Lumpur, vicino al carcere di Pudu. Si tratta di un grande edificio abbandonato. (...) Quando siamo entrati, ci ha sorpreso l'imponenza del suo interno, sembra quasi un teatro d'opera post-moderno. Al centro abbiamo trovato una profonda pozza di acqua sporca (probabilmente accumulatasi in seguito a piogge e alluvioni). Tutto ciò mi ha ricordato il Flauto Magico di Mozart. Principe, principessa, spiriti e mostri possono fare di questa giungla di cemento il loro nuovo palcoscenico. Mi è tornata in mente anche una poesia del poeta cinese Bei Dao: «andiamo/ perchè non abbiamo dimenticato/ cerchiamo il lago della vita.» Prima di iniziare a girare, ho incontrato un giovane indovino. Mi ha riconosciuto ma non sapeva che film stavo girando. Mi ha detto che ci sarebbe stata una pozza d'acqua sporca nel mio nuovo film e che nel momento in cui l'avrei trovata, il mio film sarebbe stato completato". Liquido infetto che esercita il proprio monito sulle circostanze ambientali e strutturali (il profilo ed il corpo segnati dell'edificio, o ancora la foschia che esalando inghiotte la città in una sequenza ad alto tasso di significante densità poetica) ed insieme elemento transeunte che serba nella propria intimità "indecifrabile" il principio - attivo e passivo - del male così come dell'unica possibile, ipotetica, guarigione (le abluzioni del corpo inerme di un giovane paraplegico ad opera di Chyi, senza dimenticare la disperata masturbazione che la ragazza "impone" al malato stesso) l'acqua viene, qui, a porsi anche e soprattutto quale prima e più importante condizione pre/programmatica dell'opera filmica. L'acqua è dunque, oltre che condizione metereologica ed emozionale della solitudine e della malattia, della sofferenza e delle distanze che i personaggi devono colmare navigando le acque putride di una pozzanghera a bordo di un vecchio materasso, stato primordiale, limen all'interno del quale risvegliarsi e ri/trovarsi corpo e spirito, amati e amanti (Hsiao-kang, Rawang e Chyi). La reclusione nel dolore e, al tempo stesso, la condivisione della speranza quale contraltare dello stesso, sottolinea ancora una volta come nel cinema di Tsai Ming-Liang l'acqua assuma realmente il compito da una parte di infettare e distruggere sia il sentire degli esseri umani sia degli ambienti mentre dall'altra, di partecipare, quale elemento lenitivo primordiale, ad un corpo ed un mondo, o meglio, ad un corpo-mondo decadente, ammalato e madido, tuttavia sempre imbibito di lacerante dolcezza e poesia, d'amore viscerale che, simile ad acqua, s'insinua nelle regioni intime di chi è chiamato a vivere in questo universo perpetuo-terracqueo che è la vita. Nella personalissima ri/visitazione del capolavoro mozartiano da parte di Tsai Ming-Liang si riscontra un notevole aumento del percentile scientifico: non più costituiti per la (sola!) settantesima parte di acqua, gli esseri umani diventano, in tutto e per tutto, organismi liquidi getta(n)ti(si) nel mare magnum dell'esistere. - Diego Borgazzi -
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