TRAIETTORIE D'AMORE: QUESTIONE DI CORP(I)O A CORPOOffscreen (Id.,), Danimarca, 2006 di Christoffer Boe The Hottest state (Lo stato più bollente), USA, 2006 di Ethan Hawke Egyetleneim (Id.,)Ungheria, 2006 di Gyula Nemes Sia che ci si trovi a testare il proprio rapporto (fantasticando/lo) d'amore lungo le strade coperte dalla neve di Copenaghen ( Offscreen ) sia in quelle più calde e trafficate di New York a recitare sommariamente qualche battuta shakespeariana con l'intento di sedurre una giovane ragazza ( The hottest state ) o, ancora tra "l'informale urbanistico" ungherese ( Egyetleneim ) ad importunare le passanti, sembra che per raccontare l'amore non vi siano, a ben vedere, alternative pienamente convincenti e/o verosimili da quelle manifestate dagli autori dei tre film appena citati. L'amore, dunque, il sentimento forse più abusato in quanto contenzioso artistico (e non!) si pone inevitabilmente nelle tre opere di cui sopra nella propria, intrinseca ed essenziale intattile rappresentabilità. (S)Oggetto che rifugge dalla mera registrazione del sè, l'amore viene dunque a costituirsi all'interno delle tre diverse pellicole prese in esame come vera e propria misura fisica, spazio esistenziale da colmare, non-luogo d'amore da una parte e di tragica solitudine e sofferenza dall'altra. I corpi delle coppie protagoniste, rispettivamente Nicolas/Lene, William/Sara e Nemes/Agnes, sono chiamati, appunto, a vivere questo stesso spazio in un continuo rincorrersi e fronteggiarsi gli uni rispetto agli altri. La pregnante consistenza drammaturgica presente nel film di Cristoffer Boe, accompagnata per l'intera durata filmica in un crescendo vertiginoso d'intensità recitativa da parte del protagonista, cede il passo, poco a poco e non potendo svilupparsi quale classica storia d'amore, al dramma esistenziale vero e proprio venato d'elementi d'horror. Così, similmente, anche nel secondo film dell'attore texano Ethan Hawke si registra la stessa impossibilità di rappresentazione sentimentale e ci si introduce, dopo un primo approccio - di coppia - giovanilistico, all'interno di un universo più concernente l'intellighenzia americana alla Linklater fatto di attraente e satura verbosità. Anche nell'esordio al lungometraggio da parte del giovane cineasta Gyula Nemes la messa in scena dei rapporti d'amore tra un giovane e la sua improvvisata fidanzata scivola inevitabilmente in un territorio altro fino a diventare qualcosa di diverso da ciò che era originariamente. La difficoltà manifestata dal giovane interprete nella gestione del proprio sentimento rispetto all'altro sesso assume le caratteristiche di una difficoltà ancora più grande e di segno differente nei confronti dell'esistere tout court. Offscreen , The hottest state e Egyetleneim sono tutti ugualmente - con le relative e imprescindibili differenze di stile e senso - testimoni di una tensostruttura (ancora da intendersi sotto una specifica dinamica sentimentale) che avvicina e inevitabilmente allontana gli amanti, oltre che da sè, anche dal corpo del sentire medesimo. E' così, dunque, che dopo un inizio classico da melò, Offscreen si trasforma brutalmente in un efferato "reality show" per approdare poi nel terreno del saggio/diario di chi vede e vive - impotente - sulla propria carne e sul proprio corpo la tragica ed inevitabile terminalità del "vincolo" matrimoniale. L'effimero amoroso è anche l'elemento cardine del film di Ethan Hawke. Sembra, infatti, che la stessa impossibilità di rappresentazione peculiare al sentire emozionale venga compensata da una grammatica linguistica in quanto unica via d'uscita rispetto ad un legame che, realmente, non esiste se non nelle dichiarazioni dei due giovani protagonisti. Analogo discorso per il film del regista di origine ungherese Gyula Nemes: presa coscienza dell'impossibilità di stabilire, registrare e rappresentare in maniera definitiva il potenziale amoroso esistente tra i giovani personaggi che abitano lo schermo, la regia si concentra, come presa in una sorta di particolarissima pratica atta alla compensazione, nell'osservazione di un decor che pare anch'esso abbandonato dalle cure di chi, ipoteticamente potrebbe, se possibile, amar(e)lo. Amare è soffrire, soffrire è vivere e...dunque, ancora amare: questa è l'ineludibile equivalenza stabilita all'interno di Offscreen , The hottest state e Egyetleneim . Se, parafrasando, la parola amore esiste viene da pensare che essa sia solamente la proiezione verbale di un sentire indefinito ed indefinibile; la materializzazione di qualcosa che per sua stessa natura risulta invisibile e, tragicamente impossibile. Non rimane altra cosa da fare che avvicinarsi il più possibile a questa anossica regione sconosciuta, introdursi coraggiosamente nello spazio vuoto e recondito che esiste soltanto all'interno di noi stessi e tentare di viverlo in un continuo, esiziale, corpo a corpo.
- Diego Borgazzi - |
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